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lunedì 25 febbraio 2019

C'è un futuro per le religioni? A proposito di una lezione di Giovanni Filoramo

di Aniello Fioccola - in Eventi e dibattiti


Lunedì 25 febbraio 2019, presso l’Accademia Pontaniana di Napoli, si è tenuta la cerimonia di premiazione per il "Concorso Anna De Sio 2018" per la miglior tesi di laurea magistrale su temi storico-religiosi.

Dopo una presentazione del premio e delle finalità dell’associazione Anna De Sio da parte delle professoresse Giuliana Scalera dell’Università "L’Orientale" di Napoli e Marisa Tortorelli dell’Università "Federico II" di Napoli, si è svolta la lectio magistralis dal titolo C'è un futuro per le religioni? del prof. Giovanni Filoramo, professore emerito di “Storia del Cristianesimo” presso l’Università di Torino.

Filoramo ha esordito sottolineando come il problema del futuro possa diventare un interessante oggetto storico: la situazione religiosa contemporanea, radicata in una prospettiva di lungo periodo, permette di individuare alcune linee di sviluppo più o meno certe. Riflettere sul futuro diventerà ben presto indispensabile anche nella formazione dei giovani storici delle religioni. Più si studia a fondo il passato, a iniziare da quello religioso, più si sarà in grado di guardare con chiarezza nella sfera di cristallo del futuro.

Filoramo citando Croce – la storia è sempre storia del presente – pone una problematica di fondo:se il presente è sempre più schiacciato dal futuro, gli storici di domani saranno sempre più storici soprattutto del futuro, e a fronte di un ritmo di accelerazione vertiginoso, l’arco di futuro da analizzare dipenderà dalla possibilità di fare una serie di previsioni fondate scientificamente.

Il punto di partenza dell’intervento del prof. Filoramo è che nonostante il secolo breve sia iniziato con la profezia di Max Weber su una religione destinata a un tramonto senza ritorno, le religioni sono tornate a essere un elemento decisivo del mondo in cui viviamo e dunque del futuro. In tal senso Filoramo si propone di analizzare il futuro delle religioni relativamente a tre aspetti: la prospettiva geopolitica; i grandi temi della futuraagenda religiosa; il modo in cui la rivoluzione tecnologica muterà il panorama religioso.

Guardando il rapporto del 2015del Pew Research Center dedicato al futuro delle religioni mondiali Filoramo afferma che le grandi religioni possono dormire sonni tranquilli. Nell’arco cronologico fino al 2050, il panorama religioso non dovrebbe portare mutamenti radicali: il numero dei musulmani e dei cristiani diventerà uguale in ogni parte del mondo. Il futuro del cristianesimo sarà soprattutto in Africa dove se nel 1900 si contavano dieci milioni di cristiani, nel 2050 saranno quasi un miliardo.

Il futuro delle religioni continuerà a doversi confrontare con una serie di processi e problemi che hanno caratterizzato gli ultimi due-tre decenni; in particolare, i processi migratori non sono destinati ad arrestarsi e ciò favorisce la funzione identitaria della religione, con conseguenze che possono diventare pericolose per situazioni di latente conflittualità.

Nella seconda parte della lectio Filoramo ha analizzato alcuni tra i possibili temi che le religioni si troveranno ad affrontare nel futuro prossimo. Tra gli altri,un banco di prova importante sarà l’ecologia: la crisi ecologica che incombe su tutti noi diventerà una sfida sempre più importante per le religioni disposte a confrontarsi con i cambiamenti. Se da un lato le religioni hanno posizioni diverse, tuttaviaesse concordano che nonsi può restare ad assistere alla distruzione che l’uomo sta portando sul pianeta. Si tratta di una battaglia destinata a continuare e, secondo lo studioso, le grandi religioni hanno nel loro patrimonio una riserva importante di valori cui attingere, dunque possono contribuire a costruire una carta dei valori etici che possa costituire un contraltare all’imperialismo tecnologico.

Nell’ultima parte della sua lezione Filoramo si è chiesto se possiamo prevedere la nascita di una religione del futuro. Le grandi svolte della modernità hanno sempre favorito l’emergere di nuove forme di religioni secolari al passo coi tempi. Oggi appare evidente che la “rete” sia diventata una sorta di nuova agorà dove possono presentarsi e diffondersi i culti più diversi. Tuttavia, la tecnologia non è più soltanto uno strumento che può alimentare un nuovo tipo di religione, ma è diventata essa stessa oggetto di adorazione. Il caso più recente è quello di Anthony Levandowski, ex ingegnere di Google, che ha fondato la religione The way to the future basata sulla venerazione di una nuova divinità: l’intelligenza artificiale. Entro il 2045 si realizzerà la cosiddetta singolarità tecnologica: il progresso tecnologico accelererà oltre la capacità di comprensione degli esseri umani e ci sarà l’avvento di un’intelligenza superiore a quella umana con una catena di progressi sbalorditivi. A tal proposito Filoramo ha esposto e ripreso la teoria dello scrittore israeliano Yuval Noah Harari, autore del bestseller Homo Deus (del 2016, trad. in italiano presso Bompiani nel 2017), che propone di chiamare questa nuova religione Datismo. In futuro ci sarà una fusione dell’uomo con i suoi strumenti e si arriverà all’innalzamento dell’uomo al rango di Dio attraverso tre stadi: le biotecnologie, l’ingegneria genetica e l’ingegnerizzazione di esseri non organici.

È probabile che i nuovi culti emergano dai laboratori di ricerca piuttosto che dai deserti del Medioriente. Nuove tecno-religioni potrebbero conquistare il mondo, promettendo la salvezza grazie all’algoritmo. Harari divide queste religioni secondo due direttrici. Il Tecnoumanismo, in cui gli esseri umani sono ancora il vertice del creato, riallacciandosi ai valori umanistici tradizionali: l’homo sapiens non ha ancora esaurito il suo percorso storico, ma dovrà usare la tecnologia per realizzare l’Homo Deus, cioè un modello di uomo molto superiore, che però conserverà caratteristiche umane. Tuttavia, dal momento che l’intelligenza si sta dissociando dalla coscienza, sviluppandosi a velocità ‘folle’, nasce anche un secondo tipo di religione: il Datismo prevede un mondo che non ruoti più attorno ai desideri e alle esperienze, che non veneri dei o uomini, ma abbia al centro i dati e l’informazione, passando dal culto dell’Homo Deus al Dio dell’Algoritmo.

Filoramo ha concluso sottolineando che gli scenari presentati da Harari sono inquietanti e le domande incalzano: c’è posto per Dio? E per l’uomo? E la natura? Come valutare queste nuove religioni tecnologiche? Come una follia del momento? O piuttosto come i primi sintomi di una radicale trasformazione in atto alla quale non si potrà sfuggire? Ma soprattutto, come porsi dal punto di vista di storici delle religioni? In tal senso, l’esperienza dello storico delle religioni, abituato a studiare sul lungo periodo il ruolo delle escatologie, può rivelarsi certamente fondamentale nello studio della religione del futuro. Tuttavia, non è essenziale che la “singolarità tecnologica” (cf. supra) sia realistica o meno. Ciò che conta è che nell’immaginario popolare essa attecchisca perché si radica nei media culturali, e dunque riletto su questo sfondo il nuovo Dio della singolarità non è transumano ma umano, troppo umano.

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