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Perché Anna De Sio  di Francesco De Sio Lazzari

martedì 20 dicembre 2011

Perché Anna De Sio

di Francesco De Sio Lazzari - in Informazioni e Contatti



Se la fine dell'infanzia è quando capisci che cos'è la morte, io l’ho capito quando ho attraversato la morte insieme a mia madre, il 13 settembre 2004. Negli ultimi giorni, quando oscillavo tra timori e speranza, e quel mattino, quando l’ho vista rallentare e poi fermarsi.

Soltanto dopo la sua fine, ho iniziato a capire tante cose di lei: la sua forza, la sua tenacia, la sua consapevolezza, il suo amorevole tentativo di farmi capire ciò che lei ormai capiva col suo corpo. E mi lascia tuttora stupito e ammirato, come lei abbia trasformato il sapere del suo corpo in sapere dell’anima.

Per molti aspetti, è stata una persona che ha saputo segnarmi ma senza imporsi. L’età, fino alla fine, non ha toccato il suo sguardo, l’intelligenza, lo spirito tenace e anche arguto. Ho la sensazione che la mia esistenza sia protetta dal solo fatto che lei “sia stata”, come dall’aria che respiro. Per lei, per il suo affetto, non ho conosciuto la solitudine. Averla avuta come madre è stato un privilegio. Il ricordo di lei è conservato nella mia mente e nella mia vita. Ogni giorno, ogni istante.

Mi è rimasta, intensa, la nostalgia per quella fiamma, tenera, mite e forte, che era lei, col suo amore.


Albert Camus ha notato nel 1935 che “il sentimento che il figlio prova nei confronti della madre costituisce tutta la sua sensibilità”. È trasparenza, semplicità e tenerezza. Una comunione al di là delle parole e del pensiero. E perciò può durare anche dopo che una madre è entrata in un silenzio definitivo. La trama del silenzio, diafana e sottile, crea un nuovo sguardo.

Non mi sono mai rifiutato al dolore. Piuttosto, ho cercato di vivere dolore e nostalgia trasformando l’uno e l’altra in un tipo particolare di azione.

Il dolore non mi ha distaccato da persone e cose. Mi ha reso, al contrario, più aperto. Non sopporto che si soffra. Non tollero il dolore. Non tollero le aspirazioni deluse. Ritengo che ciò che ho avuto dalla vita debba servire ad aiutare gli altri, soprattutto i giovani, per i quali questo tempo è ingiustamente duro.

Insieme ad amici ai quali mi lega un rapporto di antica o più recente amicizia, intendo costituire una rete che colga le potenzialità creative che intuisco intorno a me, per dar modo ad esse di svilupparsi in libertà e gioia, favorendo un movimento di amorosa espansione verso il mondo.

Così, coltivando il campo dell’assenza, è nata l’idea di questa Associazione, che vorrebbe essere una casa aperta a tutti e anche una finestra sul mondo.

Francesco De Sio Lazzari

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